Un'interpretazione restrittiva dell'articolo 85

La Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) ha stabilito che l'ampia esenzione svedese dalle norme del GDPR, concessa a fini giornalistici ai sensi dell'articolo 85, non si estende fino a coprire le aziende che vendono l'accesso a dati personali come prodotto commerciale. La decisione, pronunciata il 9 luglio 2026, impedisce alla Svezia di proteggere determinate prassi di trattamento dei dati dal pieno controllo del GDPR semplicemente etichettandole come giornalistiche o editoriali.

L'articolo 85 del GDPR consente agli Stati membri di prevedere esenzioni per il giornalismo, l'espressione accademica e l'espressione artistica o letteraria, riconoscendo che norme rigorose sulla protezione dei dati possono talvolta entrare in conflitto con la libertà di espressione. La Svezia aveva utilizzato questa disposizione per giustificare un'ampia esenzione su cui alcune aziende facevano affidamento per sottrarsi agli obblighi del GDPR. La sentenza della CGUE traccia una linea più netta: l'esenzione esiste per tutelare il giornalismo autentico, non per concedere via libera alle operazioni commerciali sui dati.

Dalla politica editoriale al paywall

Il caso al centro di questa pronuncia riguardava un'azienda che vendeva l'accesso a sentenze giudiziarie e ai relativi dati personali, a quanto pare dietro un paywall. La società sosteneva che la sua attività si qualificasse come giornalismo ai sensi dell'esenzione nazionale svedese, il che l'avrebbe collocata in larga parte al di fuori della portata degli obblighi del GDPR. La CGUE non ha concordato, ritenendo che la rivendita dell'accesso a dati personali come prodotto in abbonamento non si trasformi automaticamente in un'attività giornalistica protetta, anche se l'azienda mantiene qualcosa di simile a una politica editoriale.

Questa distinzione è importante perché riapre una richiesta di risarcimento danni precedentemente respinta del valore di 300.000 corone svedesi. Una persona i cui dati personali sono stati trattati e venduti in base all'esenzione contestata può ora proseguire la propria richiesta, poiché lo scudo legale su cui l'azienda faceva affidamento è stato ristretto dalla corte. La sentenza non elimina del tutto l'esenzione svedese per il giornalismo, ma significa che l'esenzione non può più essere estesa per coprire qualsiasi attività che confezioni dati personali come contenuti consultabili o acquistabili.

La questione di fondo a cui la corte ha dovuto rispondere era ingannevolmente semplice: avere una politica editoriale, di per sé, giustifica il fatto di considerare un'attività basata sui dati come giornalismo? La risposta della CGUE suggerisce che la sostanza dell'attività conta più del modo in cui un'azienda sceglie di descriversi.

Perché è rilevante oltre la Svezia

Sebbene la sentenza riguardi direttamente la legge svedese, le decisioni della CGUE sull'interpretazione delle disposizioni del GDPR si applicano in tutta l'Unione europea. Qualsiasi Stato membro che abbia attuato un'esenzione per il giornalismo o l'editoria altrettanto ampia ai sensi dell'articolo 85 dovrà ora riconsiderare fino a che punto si estenda tale protezione. Le aziende che vendono dati personali aggregati, registri giudiziari, controlli dei precedenti o prodotti analoghi dietro paywall non possono più dare per scontato che presentare il proprio servizio come contenuto informativo o editoriale le terrà fuori dalla portata del GDPR.

Ciò si inserisce in un modello più ampio di inasprimento, da parte dei tribunali e delle autorità di controllo europee, dell'applicazione delle norme nei confronti degli intermediari di dati e dei mercati secondari dei dati. Le informazioni personali originariamente raccolte o pubblicate per uno scopo, come i registri pubblici dei tribunali, sono state sempre più riconfezionate e rivendute da intermediari. Le autorità di regolamentazione di tutta Europa hanno mostrato una crescente disponibilità a verificare se questi modelli di business siano conformi alla normativa sulla protezione dei dati, anziché accettare le esenzioni per buone.

Cosa significa per te

Per gli utenti comuni, questa sentenza rafforza un punto semplice ma importante: i dati personali non perdono le loro tutele legali solo perché un'azienda rietichetta il loro trattamento come giornalismo o lavoro editoriale. Se le tue informazioni personali, provenienti da un registro giudiziario, un registro pubblico o un'altra fonte, finiscono per essere vendute come parte di un prodotto a pagamento basato sui dati, potresti avere basi legali più solide per contestare tale trattamento e chiedere un risarcimento danni in caso di violazione del GDPR.

La sentenza segnala inoltre agli intermediari e agli aggregatori di dati che operano nell'UE che, d'ora in poi, la sola cornice editoriale non basterà a soddisfare le autorità di regolamentazione o i tribunali. Le imprese che si affidano a esenzioni simili a quelle dell'articolo 85 dovrebbero aspettarsi un controllo più attento per verificare se la loro attività principale sia realmente giornalistica o semplicemente una rivendita commerciale di dati con un'etichetta editoriale.

Punti chiave

  • La CGUE ha ristretto l'esenzione svedese dal GDPR per il giornalismo ai sensi dell'articolo 85, stabilendo che non copre le aziende che vendono dati personali dietro un paywall.
  • Di conseguenza, è stata riaperta una richiesta di risarcimento danni di 300.000 corone svedesi, precedentemente bloccata dall'esenzione.
  • Avere una politica editoriale non è di per sé sufficiente per qualificare un'operazione commerciale sui dati come giornalismo.
  • La decisione applica un ragionamento valido a livello dell'UE, il che significa che altri Stati membri con esenzioni simili potrebbero affrontare sfide legali analoghe.
  • Se ritieni che i tuoi dati personali siano stati rivenduti o trattati invocando un'esenzione discutibile, questa sentenza rafforza la possibilità di presentare un reclamo ai sensi del GDPR o una richiesta di risarcimento danni.

Mentre i tribunali europei continuano a definire dove finiscono le tutele per la libertà di espressione e dove inizia lo sfruttamento commerciale dei dati, questa pronuncia fornisce ai consumatori uno strumento più chiaro e incisivo per opporsi alle aziende che monetizzano le informazioni personali nascondendosi dietro esenzioni concepite per scopi completamente diversi.